I NOSTRI PROGETTI

IN ITALIA

Se sul piano sanitario ci sono ragionevoli motivi per credere che il peggio sia ormai alle nostre spalle, sul piano economico e sociale invece le disastrose conseguenze di questa emergenza sono tutte davanti a noi e l’impatto purtroppo è facile prevedere che sarà drammatico. Il prolungato blocco delle attività produttive e commerciali e le incertezze sul futuro stanno infatti provocando disoccupazione e povertà, e sono sempre più numerose le persone e famiglie che si rivolgono ai Servizi sociali e al mondo del volontariato chiedendo aiuto perché non hanno più i mezzi di sostentamento. Anche qui nel nostro territorio, pur relativamente ricco.

Così, nell’Emporio sociale Portobello, di cui siamo fondatori e partner attivi, il numero dei nuclei famigliari assistiti con l’emergenza pandemia è raddoppiato, superando le 500 unità, e la stessa cosa sta avvenendo in tutti gli altri empori della provincia, ed in proporzione anche nelle Caritas parrocchiali che stiamo sostenendo direttamente. E siamo solo all’inizio.

Continua nel frattempo il nostro impegno anche negli altri progetti di cui siamo stati fondatori: “Cà nostra” e “WelcHome”.  Rimandiamo ai relativi siti web, o a quelli del Comune di Modena e del Centro Servizio per il Volontariato per maggiori info sui progetti citati, che peraltro abbiamo presentato nelle precedenti comunicazioni.

Conclusa invece prima del lockdown la prima edizione del corso di formazione “VeloModena” per l’assemblaggio e manutenzione delle bici elettriche rivolto ai giovani disoccupati, e siamo in attesa di una normalizzazione della situazione sanitaria e della liberalizzazione dei movimenti per avviare una nuova edizione, che solo può essere fatta in presenza, e che vedrà importanti sviluppi.  Il nuovo progetto avrà infatti la collaborazione della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Modena e Reggio E. in qualità di partner, sulla ipotesi di realizzare una piccola start-up per il recupero delle batterie e l’assemblaggio di un modello di bici elettrica progettato da noi e da realizzare con il coinvolgimento di disabili.

Attraverso questi strumenti stiamo dando la nostra piccola ma significativa risposta all’emergenza in atto sul nostro territorio.

Anche in Amazzonia e in Medio Oriente, dove siamo impegnati con progetti di cooperazione internazionale, le conseguenze della pandemia si sono manifestate pesantemente.

NEL MONDO

In Amazzonia, dove stiamo sostenendo la Scuola agricola per giovani indios e il Microcredito nelle comunità indigene del basso rio Negro, il contagio è giunto più tardi che in Europa ma ha colpito pesantemente la capitale Manaus, mettendo in crisi il sistema sanitario ed anche quello funerario. In foresta fortunatamente la diffusione del contagio è stata più lenta e leggera a motivo della bassa densità di abitanti e del loro distanziamento naturale, ma anche tra le popolazioni native ha causato ugualmente vittime a causa delle loro basse difese immunitarie e della assoluta assenza di presidi sanitari sul territorio. Sul piano economico invece il Governo federale ha saputo mettere in atto una serie efficace di provvedimenti di ristoro che sta diminuendo la povertà.

Situazione inversa in Siria, dove da una paio di anni sosteniamo il progetto “Ospedali Aperti” lanciato dalla Fondazione AVSI a favore degli ospedali non profit: qui fortunatamente il contagio è stato finora relativamente contenuto, come del resto in tutto il continente africano, grazie probabilmente alla giovane età delle popolazioni, ma il blocco delle attività economiche insieme agli effetti combinati di 10 anni di guerra e delle sanzioni imposte dal mondo occidentale è stato devastante e ha generato altissima inflazione, svalutazione della moneta e conseguente perdita del potere di acquisto dei salari, oltre ad una grave carenza di cibo e medicinali, così che una ampia fascia della popolazione urbana, anche quella che ha un reddito medio, è ridotta letteralmente alla indigenza e soffre la fame, né ha la possibilità di accedere alle cure sanitarie.  Oltre agli ospedali non profit, abbiamo perciò deciso di sostenere anche l’opera di padre Ibrahim, francescano che conosciamo personalmente e responsabile di una parrocchia cattolica nel centro di Aleppo, aiutandolo a reperire generi alimentari per le famiglie che giornalmente si rivolgono a lui chiedendo un po’ di cibo.

Infine per la prima volta ci accingiamo a sostenere anche un piccolo progetto di aiuto in Libano, altro Paese che si trova in condizioni economiche e sociali drammatiche. Poiché non abbiamo volontari nostri in Medio Oriente, in quei territori operiamo in collaborazione con altre associazioni non profit storicamente presenti: così mentre in Siria da un paio di anni collaboriamo con AVSI, in Libano sosteniamo questo nuovo progetto attraverso l’associazione Pro Terra Sancta, con la quale peraltro lo scorso anno abbiamo collaborato anche in Siria, finanziando un progetto di microcredito.